Manifesto contro la solitudine

Tanta rabbia, tanto rancore, tanto risentimento. Un risentimento che sta diventando parte di tutti. E talvolta l’oggetto del risentimento sembra più un pretesto che altro. Che siano i più poveri, i più ricchi, gli immigrati, i disabili, gli anziani, i giovani, i vicini di casa, i compagni di scuola, i genitori degli altri bambini, le insegnanti, la scuola, i colleghi di lavoro, gli occupati, i disoccupati, i sindacati, gli industriali… fa lo stesso.Il risentimento è l’unico “partito” che ci trova tutti dalla stessa parte. E questo nasce dal vero nemico comune dei nostri tempi: la solitudine

La solitudine che deriva dalla precarietà, dalle difficoltà quotidiane, dall’isolamento dell’individuo, lasciato a se stesso dagli altri e dalle istituzioni. Ecco, vogliamo una politica che combatta la solitudine.

La solitudine delle famiglie, in una società in cui fare i figli è un lusso e obbliga a comprimere la propria vita.

La solitudine dei figli, iper-protetti da genitori che si sentono in colpa per il poco tempo che passano con loro

La solitudine delle mamme e dei papà quando le famiglie vanno in frantumi.

La solitudine di chi lavora, che magari rischia la vita tutti i giorni (oltre 100 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno), che non può permettersi di chiedere più tutele, perché non può fare a meno dello stipendio.

Ma anche la la solitudine dell’imprenditore e del commerciante, che in pratica si trovano a combattere un sistema chiuso e favorevole solo a chi infrange le regole.

La solitudine degli anziani, che è quasi superflua da raccontare. Spesso soli, con una pensione al minimo. Con parenti lontani. Facili vittime di vigliaccamente chi si approfitta di loro.

La solitudine dei disabili, delle famiglie dei disabili. E qua non è solo lo Stato che è assente, ma anche e soprattutto la comunità di riferimento, che preferisce non vedere, non sapere, non sentire.

La solitudine delle persone povere.
La solitudine degli immigrati. Sì, anche la loro.
La solitudine delle persone, tutte.

Ecco, noi vogliamo ridare a Fucecchio il senso di essere comunità.

Perché il sentirci soli, soli contro il mondo, ha fatto di noi, di tutti noi, delle persone più deboli, più fragili, più insicure.

In una parola, più infelici.

Combattere la solitudine è quindi la nostra parola d’ordine.

Per questo motivo, oltre a fare incontri e dibattiti sulle nostre idee per il futuro della città, saremo presenti il mercoledì al mercato per parlare. Per parlare con tutti, con CHIUNQUE di QUALUNQUE cosa. E abbracciando le persone. Non è abbastanza, lo sappiamo, ma è pur sempre un passo verso la direzione giusta.

Commenti

    Nessun Commento

La tua opinione

Your email address will not be published. Fields marked * are mandatory.